Il Xinjiang punta a limitare la produzione di cotone a 5,6 milioni di tonnellate durante il periodo del Quindicesimo Piano Quinquennale

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Il Xinjiang punta a limitare la produzione di cotone a 5,6 milioni di tonnellate durante il periodo del Quindicesimo Piano Quinquennale

In una conferenza stampa speciale sul Quindicesimo Piano Quinquennale, tenutasi il 9 maggio dalla Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, i funzionari hanno fissato un nuovo orientamento per l’industria del cotone nei prossimi cinque anni: la produzione verrà stabilizzata intorno ai 5,6 milioni di tonnellate, senza ulteriori tentativi di espansione indiscriminata.

Questo obiettivo indica che, dopo 80 anni di crescita continua — culminati nel 2025 con il primo superamento della soglia dei 6 milioni di tonnellate — l’industria cotoniera dello Xinjiang sta ufficialmente entrando in una nuova fase, caratterizzata da “stabilizzazione della produzione e miglioramento della qualità”.”

Superare la “crescita senza fine”: cosa significa 5,6 milioni di tonnellate?
Storicamente, l’industria cotoniera dello Xinjiang è stata contraddistinta da una costante espansione. Partendo dalle 5.000 tonnellate metriche del 1949 fino al picco storico di 6,165 milioni di tonnellate nel 2025, la quota dello Xinjiang nella produzione nazionale di cotone è salita dall’1,11% al 92,21%. L’obiettivo di 5,6 milioni di tonnellate equivale sostanzialmente al livello del 2024 (5,686 milioni di tonnellate), rappresentando una riduzione di circa 560.000 tonnellate rispetto al 2025.

I responsabili hanno dichiarato che, durante il periodo del Quindicesimo Piano Quinquennale, terranno pienamente conto delle limitazioni delle risorse idriche, della scala delle coltivazioni e dei sussidi legati ai prezzi target, perseguendo tale traguardo attraverso l’ottimizzazione della pianificazione, il miglioramento della qualità e l’aumento della resa per unità di superficie. Questo segna un cambiamento nella logica politica, passata dal precedente focus sulla “continua espansione” a quello incentrato su “qualità e stabilità”.”

La realtà: la produzione del 2026 probabilmente supererà le aspettative
Sebbene l’orientamento politico sia chiaro, le dinamiche di mercato e le condizioni naturali potrebbero impedire che la produzione di quest’anno subisca una flessione. Sulla base delle recenti indagini sul campo e dei dati di settore, si prevede che la produzione complessiva di cotone nello Xinjiang nel 2026 rimanga pressoché invariata rispetto all’anno precedente, mantenendosi anzi su livelli elevati.

1. La riduzione della superficie coltivata è molto inferiore alle previsioni

Alla fine dello scorso anno, lo Xinjiang aveva programmato di ridurre la superficie coltivata a cotone da 42 milioni di mu a 36 milioni di mu, pari a una diminuzione di oltre 10%. Tuttavia, secondo i più recenti riscontri raccolti nelle indagini sul campo condotte a maggio nelle regioni meridionali e settentrionali dello Xinjiang:

Le stime più ottimistiche indicano che la riduzione effettiva della superficie coltivata sarebbe di appena 2 milioni di mu, corrispondenti a una diminuzione complessiva di soli 3% o 5%.

L’attuazione varia: ad eccezione di alcune aree della Prefettura Autonoma Mongola di Bayingolin, dove le politiche di rotazione obbligatoria sono state applicate efficacemente, nella maggior parte delle regioni la scarsa disponibilità degli agricoltori a ridurre le semine — dovuta alla redditività nettamente superiore del cotone rispetto a colture come mais e frumento — ha determinato un’applicazione poco rigorosa delle misure previste.

2. I rendimenti continuano a “salire vertiginosamente”

Nonostante la superficie coltivata non sia diminuita, le rese continuano a crescere. Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Cotoniera Cinese, la resa del cotone nello Xinjiang dovrebbe raggiungere 2.414 chilogrammi per ettaro nel 2026, con un aumento annuo del 3,9%. Ciò implica che, anche con una riduzione della superficie coltivata compresa tra il 3 e il 5%, l’aumento delle rese da solo potrebbe compensare interamente la perdita di area.

Le conclusioni dell’indagine indicano che, se le condizioni meteorologiche rimarranno favorevoli, la produzione totale di cotone dello Xinjiang nel 2026 non registrerà un calo significativo rispetto al 2025, pur restando comunque al di sotto dell’obiettivo di 5,6 milioni di tonnellate.

Implicazioni politiche: perché insistere sulla stabilizzazione a 5,6 milioni di tonnellate?
Considerata la difficoltà di raggiungere tale obiettivo nel breve periodo, perché lo Xinjiang ha fissato questo specifico traguardo? Gli analisti sottolineano che ciò invia tre importanti segnali:

Linee rosse ecologiche: il sud dello Xinjiang è sottoposto alla pressione derivante dallo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere e dalla bonifica di nuove aree desertificate; le limitazioni nelle risorse idriche sono diventate un vincolo insormontabile.

Passaggio da “sovvenzioni per mu” a “prezzi basati sulla qualità”: stabilizzando la produzione complessiva, le risorse vengono indirizzate verso aree di alta resa e alta qualità, eliminando gradualmente le capacità inefficienti.

Adattamento all’ambiente del commercio internazionale: nel contesto di una complessa ristrutturazione delle catene globali di approvvigionamento, controllare proattivamente la scala produttiva e ridurre la dipendenza eccessiva da un’unica coltura contribuirà a rafforzare la resilienza del sistema agricolo.

Prospettive future: la riduzione della superficie coltivata sarà il tema principale del Quindicesimo Piano Quinquennale
Sebbene la produzione nel 2026 probabilmente si manterrà su livelli elevati, l’obiettivo di “stabilizzare a 5,6 milioni di tonnellate” ha già tracciato un quadro di riferimento per i prossimi cinque anni.

Con i continui progressi tecnologici nella resa unitaria del cotone (ad esempio, l’ampia diffusione dell’irrigazione a goccia sotto pacciamatura plastica e la raccolta meccanizzata), raggiungere l’obiettivo complessivo di 5,6 milioni di tonnellate metriche richiederà inevitabilmente una riduzione più consistente della superficie coltivata a cotone nello Xinjiang nei prossimi anni.

Per i coltivatori di cotone e per le imprese della filiera, è stato inviato un segnale chiaro: l’epoca in cui si poteva aumentare la produzione semplicemente espandendo le aree coltivate è ormai finita; qualità, resa per unità di superficie e controllo dei costi saranno le chiavi per la sopravvivenza nei prossimi cinque anni.